La Relazione di Aiuto nell’Autismo: Oltre la Cura del Paziente, la Sostenibilità per chi Cura
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Un’analisi del modello ecologico integrato, tra sfide del sistema socio-sanitario e nuove prospettive per la…
Un’analisi del modello ecologico integrato, tra sfide del sistema socio-sanitario e nuove prospettive per la tutela del benessere degli operatori.
La dottoressa Fabiana Sonnino ha partecipato giovedì 24 settembre allaquarta manifestazione dell’aut art festival organizzata da Paola Nicoletti dell’associazione siamo delfini.
Il tema era: “ la relazione di aiuto e le professioni psico-socio-educative: sinergie, potenzialità e criticità.” La dottoressa ha approfondito la tematica della presa in carico delle persone autistiche e della gestione dei disturbi dello spettro autistico che rappresentano oggi una delle sfide più complesse per i sistemi socio-sanitari ed educativi. Tradizionalmente, quando si parla di relazioni di aiuto e interventi abilitativi, il focus della riflessione teorica e clinica si concentra in via quasi esclusiva sulle esigenze del beneficiario diretto dell’intervento e della sua famiglia. Tuttavia, una prospettiva più ampia e sistemica richiede un cambio di paradigma: come sta la persona che quella cura deve garantirla?
Basandosi sull’esperienza presentata dalla Dott.ssa Fabiana Sonnino (Psicoterapeuta esperta in autismo, Presidente della Cooperativa Tutti Giù Per Terra Onlus e Vicepresidente di MirJac Onlus) e supportata dalla dottoressa Sara Sciabordi – attuale coordinatore dell’accademia dell’Autismo di Roma-e sul modello dell’Eco Community Network Approach — sviluppato con il contributo del Prof. Michele Zappella a partire dal Modello Ecologico dello Sviluppo Umano di Urie Bronfenbrenner —, emerge con forza la necessità di integrare la qualità della vita dell’assistito con il benessere organizzativo e psicologico degli operatori.
1. Il Contesto Critico: Liste d’Attesa e Discontinuità Didattica
L’efficacia degli interventi nell’autismo è strettamente legata alla tempestività. L’evidenza clinica dimostra infatti che un intervento intensivo attivato entro i 24 mesi è in grado di modificare in modo significativo le traiettorie di sviluppo biologico e cognitivo. Ciononostante, il panorama attuale evidenzia criticità severe:
Liste d’attesa prolungate: Frequenti ritardi nella presa in carico, con attese che superano spesso i 12 mesi, rischiano di lasciar sole le famiglie nella fase più delicata, aggravando i quadri clinici e l’insorgenza di comportamenti problema.
Disparità territoriali: Il diritto alla salute varia sensibilmente da regione a regione, creando forti disomogeneità nell’accesso ai servizi.
Discontinuità scolastica: I dati ISTAT per l’anno scolastico 2024/2025 indicano che gli alunni con disabilità nelle scuole italiane sfiorano i 377 mila (pari al 4,8% degli iscritti), con una crescita annua del 5%. Tuttavia, oltre alla carenza iniziale di organico, si riscontra una forte discontinuità relazionale: il 59,7% degli alunni cambia insegnante di sostegno da un anno all’altro.
Quando le reti formali ed educative mostrano fragilità, il carico assistenziale si riversa interamente sui caregiver familiari, con conseguenze drammatiche quali l’abbandono del lavoro, l’impoverimento economico, l’isolamento sociale e il deterioramento della salute psico-fisica.
2. Il Carico Invisibile e il Costo Cumulativo della Cura
Nelle professioni della cura e socio-educative (che coinvolgono un’ampia équipe multidisciplinare: neuropsichiatri infantili, psicologi, educatori, operatori OSS, assistenti specialistici, coadiutori degli interventi assistiti con gli animali), il lavoro non può essere misurato soltanto in termini di ore lavorate.
Nelle professioni d’aiuto, la persona stessa è lo strumento di lavoro:
Si utilizzano la capacità di ascolto, la presenza corporea, la regolazione della distanza emotiva e l’osservazione.
L’imprevedibilità e l’esposizione costante a situazioni critiche richiedono di tornare continuamente disponibili alla relazione anche dopo momenti di alta tensione.
Se la richiesta emotiva, cognitiva e fisica rimane stabilmente superiore alle possibilità di recupero, si genera un costo cumulativo. L’orario di lavoro formale finisce, ma il “tempo psichico” della cura continua a gravare sul professionista, aumentando il rischio di burn-out, affaticamento e turn-over.
3. Prendersi Cura di Chi Cura: Le Soluzioni Organizzative
Per garantire una reale sostenibilità delle carriere e mantenere elevata la qualità dell’aiuto, occorre comprendere che la disponibilità emotiva e la resilienza non sono risorse inesauribili. I soli strumenti individuali (come tecniche di rilassamento o mindfulness) non possono compensare deficit di tipo strutturale; è necessario un sistema di benessere organizzativo.
Tra le soluzioni e le prassi operative proposte figurano:
La Turnistica come Strumento di Prevenzione: Distribuire i carichi di lavoro e prevedere tempi di decompressione dedicati dopo eventi critici, prima che l’operatore passi alla relazione successiva.
Il Gruppo e la Supervisione: Creare spazi di équipe in cui le difficoltà individuali possano essere condivise e “pensate” dal gruppo, evitando il sorgere di conflitti interni, rigidità o isolamento professionale.
Il Role Playing e le Simulazioni: Utilizzare la simulation-based education per esercitarsi su situazioni ad alta complessità e condurre sessioni di debriefing, dove l’errore diventa un’opportunità di apprendimento condiviso.
Igiene di Carriera e Mentoring: Valorizzare l’esperienza degli operatori seniores indirizzandoli verso ruoli di tutoring, formazione, coordinamento e gestione dei casi più complessi.
La Figura del Case Manager: Un punto di sintesi e garanzia che coordina le diverse competenze dell’équipe, monitora l’efficacia del Progetto di Vita e mantiene il raccordo tra famiglia, scuola e servizi.
Conclusioni
La qualità dell’intervento a favore delle persone autistiche passa ineludibilmente attraverso il riconoscimento e la tutela di chi eroga l’assistenza. Promuovere competenze comunicative sintoniche, flessibilità ambientale e una rete comunitaria coesa non solo protegge gli operatori dal logorio professionale, ma assicura agli utenti e alle loro famiglie risposte stabili, umane e altamente qualificate.
Questo è quanto la cooperativa tutti giù per terra Onlus e la cooperativa Mirjac Onlus stanno cercando di portare avanti nella propria organizzazione auspicando una qualità della vita migliore di tutto il sistema.