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Quando gli adolescenti chiedono consiglio a ChatGPT

Quando gli adolescenti chiedono consiglio a ChatGPT

Quando gli adolescenti chiedono consiglio a ChatGPT

L’intelligenza artificiale come nuovo interlocutore emotivo: tra contenimento, appartenenza e responsabilità educativa

La riflessione nasce dall’intervento presentato dalla Dott.ssa Sara Sciabordi nella Sala della Protomoteca del Campidoglio che si è tenuto il 13 luglio 2026,, dedicato al rapporto sempre più stretto tra adolescenti, intelligenza artificiale e nuove forme di solitudine.

Una domanda ha attraversato il suo contributo: cosa accade quando un adolescente, in un momento di difficoltà, sceglie di rivolgersi a ChatGPT prima ancora che a un genitore, a un amico o a un adulto significativo?

Nella pratica clinica e nel lavoro svolto con Tutti Giù per Terra, a contatto con bambini, adolescenti e famiglie, emerge infatti un cambiamento significativo. L’intelligenza artificiale non viene utilizzata soltanto per studiare o cercare informazioni: i ragazzi le raccontano un litigio, chiedono come rispondere a un messaggio, condividono una delusione o cercano rassicurazioni rispetto alla paura di non essere compresi.

L’IA risponde immediatamente. È sempre disponibile, non appare distratta e utilizza un linguaggio che può essere percepito come accogliente. Proprio questa disponibilità apre, però, un interrogativo clinico ed educativo: quale funzione relazionale stiamo progressivamente affidando alla tecnologia?

Dalla risposta al contenimento

La prospettiva gruppoanalitica permette di osservare il fenomeno andando oltre la contrapposizione tra tecnologia “buona” o “cattiva”.

Bion ha mostrato quanto la possibilità di pensare si costruisca anche attraverso l’incontro con una mente capace di accogliere e trasformare ciò che inizialmente non può essere elaborato. Foulkes ha posto l’individuo all’interno della matrice di relazioni cui appartiene. Anche Winnicott, Morin e Napolitani, attraverso prospettive differenti, consentono di pensare l’identità come un processo che prende forma nell’incontro con l’altro e nella complessità dei legami.

L’intelligenza artificiale può utilizzare parole empatiche, riformulare un pensiero e aiutare a organizzare un’esperienza. Ma il contenimento umano non coincide semplicemente con la capacità di produrre una risposta adeguata.

La relazione comprende anche l’attesa, il silenzio, il limite, il fraintendimento e la possibilità della riparazione. Esperienze talvolta difficili, ma fondamentali per imparare a stare con l’altro.

Il rischio emerge quando la disponibilità costante dell’IA rende progressivamente meno tollerabile l’imperfezione delle relazioni reali: perché rivolgersi a qualcuno che potrebbe non capire immediatamente, quando esiste uno strumento che risponde sempre?

Una responsabilità che riguarda anche gli adulti

La questione, tuttavia, non può essere attribuita soltanto agli adolescenti.

Se un ragazzo cerca nell’intelligenza artificiale uno spazio di ascolto, occorre chiedersi anche dove avrebbe potuto trovare quello stesso spazio nel proprio ambiente relazionale.

La famiglia, la scuola e la comunità educante rimangono luoghi fondamentali di appartenenza. Nel lavoro con Tutti Giù per Terra, l’attenzione alla neurodivergenza si accompagna proprio alla necessità di considerare il bambino o l’adolescente all’interno del suo sistema di relazioni, sostenendo anche le famiglie e il loro carico mentale.

L’intelligenza artificiale può certamente rappresentare una risorsa: può facilitare l’accesso alle informazioni, contribuire alla costruzione di materiali personalizzati e sostenere alcuni processi educativi e psicoeducativi. Ma il suo utilizzo dovrebbe rimanere inserito all’interno di un progetto umano e relazionale.

La sfida, quindi, non è impedire ai ragazzi di utilizzare ChatGPT, ma accompagnarli a comprenderne possibilità e limiti, distinguendo una risposta empatica da una relazione autentica e una risposta plausibile da una fonte verificata.

La domanda aperta in Campidoglio rimane allora profondamente attuale: non riguarda soltanto quanto l’intelligenza artificiale diventerà capace di assomigliare a un interlocutore umano, ma quanto gli esseri umani saranno ancora disposti a essere presenti gli uni per gli altri.

L’IA può aiutare a organizzare informazioni e pensieri. Può offrire strumenti e nuove possibilità.

Ma accogliere, aspettare, tollerare il limite e condividere il peso di un’esperienza continuano a essere responsabilità profondamente umane.

E forse è proprio nella capacità di trasformare la solitudine in appartenenza che si trova il confine più importante tra una risposta e una relazione.

Bibliografia

  • Bion, R. (1962). Learning from Experience. London: Heinemann. (Trad. it. Apprendere dall’esperienza. Armando Editore).
  • Foulkes, H. (1964). Therapeutic Group Analysis. London: George Allen & Unwin.
  • American Psychological (2023). Health Advisory on Social Media Use in Adolescence. American Psychological Association.

Sitografia

  • American Psychological Association – Health Advisory on Social Media Use in Adolescence: https://www.apa.org
  • UNESCO – Guidance for Generative AI in Education and Research: https://www.unesco.org
  • OpenAI – Informazioni su ChatGPT e l’uso responsabile dell’intelligenza artificiale: https://openai.com

Fabiana sonnino e Tutti giù per terra Onlus con la dott.ssa Sara Sciabordi

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