Oltre le barriere: l’inclusione lavorativa che trasforma la neurodiversità in risorsa
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Nel cuore pulsante di Roma, tra i tavoli dell’Osteria da Ettore, si sta scrivendo una…
Nel cuore pulsante di Roma, tra i tavoli dell’Osteria da Ettore, si sta scrivendo una storia che va ben oltre la semplice accoglienza. È la storia di Chiara Ninu e Davide De Bernardis, rispettivamente 23 e 30 anni, che ogni giorno dimostrano come il lavoro possa essere il volano definitivo per l’autonomia e l’integrazione sociale delle persone neurodivergenti.
Il lavoro come percorso di autonomia
Non si tratta di assistenza, ma di professionalità. Chiara e Davide, sotto la guida della social project manager Chiara Di Stefano e della tutor Michela Moscati, hanno intrapreso un percorso che li vede protagonisti attivi della sala. Dalla pulizia dei menu all’apparecchiatura, fino al contatto diretto con il pubblico: ogni gesto è un passo verso il superamento di quei limiti che spesso la società impone, prima ancora che la natura.
Come sottolineato dalla psicoterapeuta Fabiana Sonnino, Presidente della Tutti giù per terra e ideatrice del progetto, i numeri dell’autismo sono in crescita (1 bambino su 36 a livello globale, 1 su 77 in Italia), ma la consapevolezza stenta ancora a decollare. Il rischio? Creare barriere invisibili che isolano l’individuo.
L’importanza di sentirsi “Squadra”
“Aiutarsi a vicenda, come una squadra” – queste le parole semplici e potenti di Davide che riassumono l’essenza del progetto. L’inclusione nel mondo del lavoro non risponde solo a un bisogno economico, ma a una necessità identitaria profonda. Poter dire “Io lavoro” significa rivendicare il proprio posto nel mondo, sentirsi parte di un ingranaggio utile e produttivo.
Il ristoratore Andrea Loreti di “Oste per Caso” conferma il valore aggiunto di questa scelta: i ragazzi hanno iniziato con piccole mansioni per poi acquisire, giorno dopo giorno, competenze e sicurezza, arrivando a gestire il rapporto con la clientela, l’aspetto forse più complesso e gratificante del mestiere.
Una sfida per la società
L’esperienza dell’Osteria da Ettore è un modello replicabile che lancia un messaggio chiaro a tutto il settore horeca e non solo: abbattere le barriere della neurodiversità è possibile e necessario.
Garantire un’esistenza sicura e protetta, ma allo stesso tempo libera e integrata, è la sfida che le istituzioni e i privati devono cogliere insieme. Perché una società che include è, per definizione, una società più ricca e resiliente.